Commento al Vangelo di Lunedì 23 Marzo 2020

“Vi era un funzionario del re, che aveva un figlio malato a Cafàrnao. Costui, udito che Gesù era venuto dalla Giudea in Galilea, si recò da lui e gli chiedeva di scendere a guarire suo figlio, perché stava per morire.

Gesù gli disse: «Se non vedete segni e prodigi, voi non credete».”

È una risposta strana quella che Gesù dà a questo padre, il quale Gli chiede aiuto per il suo bambino che sta morendo. A volte non è semplice interpretare la risposta che Dio dà alle nostre preghiere. Quando preghiamo ci aspettiamo sempre qualcosa di immediato, come un segno, un cambiamento. Non sempre, però, accade questo. E allora questo Vangelo ci ricorda che una preghiera che funziona non è quella da cui usciamo con qualcosa in cambio, ma quella in cui si resta, ci si fida. Questo padre è ostinato perché ama. È attaccato alla vita, non si arrende. Intuisce che non può finire tutto lì. Allora arriva quella Parola che salva, che ridà la vita a suo figlio: “Và, tuo figlio vive”. In quel momento si realizza quell’intuizione. Quest’uomo ne avrà conferma solo dopo. Intanto non può che rimettersi in cammino verso casa, non certamente rassicurato da questo incontro, da questa preghiera. Compie semplicemente un atto di fiducia. Nella preghiera occorrono proprio fiducia e ostinazione. Non per convincere Dio, ma per crescere noi in questa relazione d’amore e in questo cammino. Dio è Padre e non ha bisogno di essere convinto, perché conosce già i bisogni dei Suoi figli e non lascia mai una sola richiesta inascoltata.

#IndialogoconTe

Gv 4,43-54

Va’, tuo figlio vive.

+ Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù partì [dalla Samarìa] per la Galilea. Gesù stesso infatti aveva dichiarato che un profeta non riceve onore nella propria patria. Quando dunque giunse in Galilea, i Galilei lo accolsero, perché avevano visto tutto quello che aveva fatto a Gerusalemme, durante la festa; anch’essi infatti erano andati alla festa.

Andò dunque di nuovo a Cana di Galilea, dove aveva cambiato l’acqua in vino. Vi era un funzionario del re, che aveva un figlio malato a Cafàrnao. Costui, udito che Gesù era venuto dalla Giudea in Galilea, si recò da lui e gli chiedeva di scendere a guarire suo figlio, perché stava per morire.

Gesù gli disse: «Se non vedete segni e prodigi, voi non credete». Il funzionario del re gli disse: «Signore, scendi prima che il mio bambino muoia». Gesù gli rispose: «Va’, tuo figlio vive». Quell’uomo credette alla parola che Gesù gli aveva detto e si mise in cammino.

Proprio mentre scendeva, gli vennero incontro i suoi servi a dirgli: «Tuo figlio vive!». Volle sapere da loro a che ora avesse cominciato a star meglio. Gli dissero: «Ieri, un’ora dopo mezzogiorno, la febbre lo ha lasciato». Il padre riconobbe che proprio a quell’ora Gesù gli aveva detto: «Tuo figlio vive», e credette lui con tutta la sua famiglia.

Questo fu il secondo segno, che Gesù fece quando tornò dalla Giudea in Galilea.

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