Commento al Vangelo di Lunedì 31 Agosto 2020

È un Vangelo, quello di oggi, che sa molto di ordinarietà. Gesù torna a casa Sua – a Nazareth – e fa ciò che ha sempre fatto, cioè di sabato entra nella sinagoga e si mette a leggere. Ma stavolta c’è qualcosa diverso in Lui e lo capiscono tutti i presenti. Dal giorno del Suo Battesimo nel Giordano, infatti, Gesù assume una maggiore consapevolezza della Sua missione e questo non può non trasparire. Da quando abbiamo incontrato il Signore e ne abbiamo fatto esperienza, anche per noi è cambiato tutto. E così come per Gesù, questo non può che essere evidente nella nostra vita. Deve esserlo. Ma affinché questo accada, c’è un passo necessario da compiere prima: accogliere lo stesso Gesù. Solo in questo modo le nostre non rimangono solo pratiche ma diventano modi di vivere, con la nostra vita che diventa un prolungamento degli altari delle nostre chiese. Gesù è venuto a “portare ai poveri il lieto annuncio,

a proclamare ai prigionieri la liberazione

e ai ciechi la vista;

a rimettere in libertà gli oppressi,

a proclamare l’anno di grazia del Signore”. Non so a voi, ma a me queste parole ricordano le beatitudini. Il Signore è venuto a portarci la felicità e non quella a basso costo, ma quella vera, autentica, che passa dal farsi poveri, bisognosi, cercatori dell’unica Verità. Gesù non viene accolto dai Suoi compaesani. O meglio, essi smettono di accoglierLo quando diventa scomodo, cioè quando Egli li mette davanti alla verità. Non succede anche a noi così? È facile accogliere il Signore quando la Sua Parola è consolatrice e incoraggiante, ma lo è di meno quando ci chiama a convertire il nostro cuore. E nel mio c’è tanto che Lo ostacola. Ma Gesù non si arrende. Egli è sempre in cammino, sempre alla ricerca di me, di te, di ciascuno di noi. Non molla ed è sempre convinto di dare la Sua vita per noi, perché per Lui valiamo tutto. Chiediamogli allora di saperLo sempre accogliere, affinché possiamo vivere pienamente la gioia di essere figli amati di un Amore che non si deve meritare, ma che è già dono.

#IndialogoconTe

Lc 4,16-30

Mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio… Nessun profeta è bene accetto nella sua patria.

+ Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù venne a Nàzaret, dove era cresciuto, e secondo il suo solito, di sabato, entrò nella sinagoga e si alzò a leggere. Gli fu dato il rotolo del profeta Isaìa; aprì il rotolo e trovò il passo dove era scritto:

«Lo Spirito del Signore è sopra di me;

per questo mi ha consacrato con l’unzione

e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio,

a proclamare ai prigionieri la liberazione

e ai ciechi la vista;

a rimettere in libertà gli oppressi,

a proclamare l’anno di grazia del Signore».

Riavvolse il rotolo, lo riconsegnò all’inserviente e sedette. Nella sinagoga, gli occhi di tutti erano fissi su di lui. Allora cominciò a dire loro: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato».

Tutti gli davano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca e dicevano: «Non è costui il figlio di Giuseppe?». Ma egli rispose loro: «Certamente voi mi citerete questo proverbio: “Medico, cura te stesso. Quanto abbiamo udito che accadde a Cafàrnao, fallo anche qui, nella tua patria!”». Poi aggiunse: «In verità io vi dico: nessun profeta è bene accetto nella sua patria. Anzi, in verità io vi dico: c’erano molte vedove in Israele al tempo di Elìa, quando il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e ci fu una grande carestia in tutto il paese; ma a nessuna di esse fu mandato Elìa, se non a una vedova a Sarèpta di Sidòne. C’erano molti lebbrosi in Israele al tempo del profeta Elisèo; ma nessuno di loro fu purificato, se non Naamàn, il Siro».

All’udire queste cose, tutti nella sinagoga si riempirono di sdegno. Si alzarono e lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte, sul quale era costruita la loro città, per gettarlo giù. Ma egli, passando in mezzo a loro, si mise in cammino.

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